Sassari, trans aggrediti con spranghe

17 ottobre, 2010 alle 9:27 am | Pubblicato in News | Lascia un commento

Sassari – Ancora un’aggressione omofobica, stavolta a Sassari. Una vera e propria azione punitiva quella attuata da una decina di giovani a volto scoperto nei confronti di due transessuali colombiani. Il commando, armato

Sassari, Piazza Italia

da spanghe e bastoni, avrebbe attaccato i due nel centro storico della città sarda, non lontano dalla stazione ferroviaria, intorno alle 23,30. Uno dei due trans, 36enne, insultato dai giovani, si è barricato nella sua abitazione, ma il commando lo avrebbe seguito e avrebbe sfondato la porta di casa.

Due arresti, ma si cercano altri aggressori La polizia ha già identificato due dei presunti responsabili dell’aggressione, arrestati con le accuse di danneggiamento aggravato e rapina. Sono in corso le ricerce degli altri malviventi che sono riusciti a fuggire. I fermati sono Fabio Grizzuti, ambulante sassarese di 23 anni, e Stefano Delogu, di 19, anch’egli di Sassari.

Il Comitato Proviciale Arcigay PierPaolo Pasolini esprime sorpresa ed indignazione per l’accaduto, Ci muoveremo il prima possibile per stare vicino alle aggredite.  Cercheremo di collaborare con il Movimento Omosessuale Sardo, con sede a Sassari,  per stare vicin* con tutti i mezzi possibili alle aggredite.

Matteo Corda.

Presidente Comitato Provinciale Arcigay PierPaolo Pasolini

Sì ai matrimoni gay in 10 Paesi del Mondo

17 agosto, 2010 alle 12:41 pm | Pubblicato in News | Lascia un commento

L’Italia, con la Grecia, un’eccezione in Europa

Dopo la sentenza che in California ha definito incostituzionale vietare le nozze fra omosessuali, un viaggio fra i paesi (10) in cui sono riconosciute e in quelli (17) che riconoscono pari diritti a tutte le coppie o ne concedono alcuni alle unioni civili, anche gay e lesbiche. I primi sono stati i Paesi Bassi, nel 2001. Il nostro paese non ha alcuna legge di tutela

di MARCO PASQUA
Repubblica.it – 6 agosto 2010

Guarda la MAPPA interattiva di Repubblica.it

L’ULTIMA è stata l’Argentina. Con la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso 1, con il pieno sostegno della presidente, Cristina Kirchner, è diventata il primo Paese dell’America Latina a riconoscere questo diritto. Il decimo al mondo.

Ed è di questi giorni la notizia che la Corte Suprema del Messico ha detto sì alle nozze fra persone dello stesso sesso, votando a favore della legge che da sei mesi le consente solo a Città del Messico e respingendo il ricorso della Procura secondo cui la norma viola il principio che costituzionalmente protegge la famiglia. Città del Messico era stata la prima città dell’America Latina ad aver approvato il matrimonio gay, nel dicembre del 2009. Lo stesso parlamento aveva già ammesso le unioni civili nel 2006.

A questi 10 Paesi, rileva Arcigay, se ne devono aggiungere altri 17 che riconoscono pari diritti a tutte le coppie o, in alternativa, concedono alcuni diritti alle unioni civili, anche gay e lesbiche. A livello globale, Asia e Africa sono i continenti in assoluto più indietro dal punto di vista dei diritti delle persone Glbt. Basti pensare che solo in Africa, in 38 Stati su 53 l’omosessualità è punita dalla legge e, spesso, si può finire in galera anche solo per essere sospettati di aver avuto una relazione di questo tipo.

Sono stati i Paesi Bassi, nell’aprile del 2001, i primi a permettere il matrimonio tra omosessuali, riconoscendo loro gli stessi diritti e doveri delle coppie eterosessuali. Con 107 voti a favore e 33 contrari, il Parlamento eliminò ogni forma di discriminazione esistente in materia. La legge richiede oggi che, per sposarsi, almeno una delle due persone sia un cittadino olandese o risieda nei Paesi Bassi.

Il 30 gennaio del 2003 è toccato al Belgio, che ha licenziato una legge con una larga maggioranza parlamentare.

In Spagna il matrimonio tra omosessuali è divenuto realtà dal 2005
e c’è anche la possibilità di adottare bambini (accanto al matrimonio, continuano ad esistere le leggi e i registri delle coppie di fatto).

In Svezia, così come avviene in Norvegia, i gay si possono anche sposare in chiesa, dopo il sì alla legge del Parlamento all’inizio del 2009. Dal novembre dello stesso anno, la chiesa luterana svedese si è infatti detta pronta a celebrare le unioni davanti all’altare, nonostante al suo interno si fossero levate voci contrarie alla decisione.

Il Canada ha legalizzato questi matrimoni nel luglio 2005
, aprendo le porte anche a cittadini residenti all’estero (il 10 agosto, toccherà a due cittadini italiani di Milano e Torino convolare a nozze).

In Portogallo, l’ok ai matrimoni arriva lo scorso mese di maggio, con la firma del presidente portoghese Anibal Cavaco Silva, cattolico praticante. A differenza di quanto avviene in Spagna, in questo Paese non sono ancora consentite le adozioni.

In Islanda, la legge che consente di celebrare matrimoni omosessuali è stata inaugurata, lo scorso mese di giugno, dalla premier Johanna Sigurdardottir, che ha voluto sposare la sua compagna storica, Jonina Leosdottir, con la quale si era già unita civilmente nel 2002.

Il Sudafrica è l’unico stato africano ad aver legalizzato dal novembre 2006 le unioni civili tra omosessuali. La cerimonia religiosa è opzionale, anche se le diverse Chiese possono rifiutarsi di celebrare queste unioni, mentre il rito civile è aperto a tutti. Qui le coppie gay possono adottare già dal 2002.

Oltre a questi dieci Paesi, ricorda Arcigay, ve ne sono altri 17 che riconoscono pari (o alcuni) diritti alle coppie, indipendentemente dal loro sesso.

Si tratta di Austria (unioni civili dal gennaio 2010), Francia (i Pacs sono stati adottati nel 1999, per omosessuali ed eterosessuali), Danimarca (primo Paese al mondo ad autorizzare, nel 1989, il matrimonio civile o partenariato registrato tra omosessuali), Regno Unito (dal 2005, il “partenariato civile” tutela anche le coppie gay), Lussemburgo (in vigore dal 2004 la partnership registrata), Germania (qui è in vigore un “contratto di vita comune”), Svizzera (“partenariato registrato” dal 2005, esclusa l’adozione), Slovenia (una legge garantisce alle unioni civili diritti limitati nel campo delle relazioni di proprietà e dell’eredità), Ungheria (dal febbraio 2010 è possibile per le coppie omosessuali stipulare unioni civili, parificate a quelle eterosessuali), Repubblica Ceca, Finlandia, Andorra, Croazia (una legge adottata nel 2003 garantisce “reciproco sostegno” e diritto all’eredità), Irlanda (a luglio, il presidente irlandese Mary McAleese ha ratificato una legge, già approvata dal Parlamento, che istituisce le unioni civili), Colombia, Nuova Zelanda (la legge garantisce dal 2004 alle coppie omosessuali gli stessi diritti di quelle etero), Uruguay (il 17 aprile 2008 è stata celebrata la prima unione gay nell’aula di un tribunale di Montevideo).

Negli Stati Uniti la situazione, come dimostra anche la sentenza del giudice distrettuale in California, è soggetta a continui cambiamenti, su una materia oggetto di scontri molto accesi tra conservatori e chi, invece, è a favore delle unioni gay. In tutto, sono cinque gli Stati a riconoscere i matrimoni gay, oltre ad un distretto federale: Massachusetts (dal 2003, con un provvedimento della Corte Suprema che ha dichiarato discriminatorio, perciò incostituzionale ed illegale, escludere le coppie dello stesso sesso dal matrimonio), Connecticut (stessa decisione della Corte Suprema, nel 2008), Iowa (la Corte Suprema afferma all’unanimità l’esigenza costituzionale di riconoscere questo tipo di unione), Vermont (dal settembre 2009), New Hampshire (dal gennaio 2010), Washington D. C. (legge firmata nel dicembre del 2009, primi matrimoni celebrati nel marzo del 2010). Il matrimonio viene anche riconosciuto da una tribù di indiani dell’Oregon.

Infine, da citare anche il Brasile, dove le unioni tra persone dello stesso sesso sono riconosciute dal 2004.

L’Italia, come è noto, non ha alcuna legge di tutela per le unioni gay. “Siamo, insieme alla Grecia, l’unica nazione a non riconoscere diritti alle coppie dello stesso sesso e rappresentiamo un’eccezione in Europa e tra i paesi avanzati”, osserva il presidente di Arcigay, Paolo Patanè. “La discriminazione che impedisce alle coppie omosessuali di accedere all’istituto del matrimonio – conclude – è tanto inaccettabile quanto assurda per uno stato di diritto che ha tra i suoi valori fondati l’uguaglianza e la libertà dei suoi cittadini. La Corte Costituzionale italiana ha recentemente affermato lo stesso concetto, impegnando il parlamento ad affrontare e risolvere le discriminazioni che affliggono le omosessuali”.

Gay? Non prendi la comunione.

5 febbraio, 2010 alle 6:29 pm | Pubblicato in Senza Categoria | Lascia un commento

Pistoia, monsignor Scatizzi invita i preti a non somministrare la comunione agli omosessuali
“Quando conclamata e ostentata è un peccato che li esclude dal sacramento”

Un altro vescovo dice no ai gay
Nella comunità è rivolta sul web

Lo scorso 25 gennaio era toccato al vescovo emerito di Grosseto
Durissimi i commenti fra blog, Facebook e forum dedicati.

PISTOIA – Niente comunione ai “gay conclamati”, perché “l’omosessualità è un disordine” e i precetti della Chiesa non devono essere contraddetti. Per monsignor Simone Scatizzi, vescovo emerito di Pistoia, i preti dovrebbero rifiutarsi di somministrare la comunione ai gay. Parlando oggi con il sito religioso Pontifex, a proposito degli omosessuali “che proclamano la loro condizione e la praticano”, l’esponente cattolico sostiene: “Il principio generale é che la conclamata e ostentata omosessualità é un peccato che esclude la comunione”.

Le parole del vescovo fanno il giro del web, suscitando reazioni e sdegno da parte della comunità GLBT, che già aveva registrato, lo scorso 25 gennaio, un’analoga presa di posizione. Parlando con lo stesso sito, infatti, il vescovo emerito di Grosseto, monsignor Giacomo Babini, era stato ancora più esplicito, arrivando anche a chiamare in causa il governatore della Puglia, Nichi Vendola: “La pratica conclamata della omosessualità é un peccato gravissimo, costituisce uno scandalo e bisogna negare la comunione a tutti coloro che la professino, senza alcuna remora, proprio in quanto pastori di anime. Io non darei mai la comunione ad uno come Vendola”.

L’ultima presa di posizione, in ordine di tempo, è del 79enne Scatizzi, già protagonista, nel 2005, di un’aspra polemica contro i gay, “colpevoli”, a suo dire, della “crisi della virilità”. “L’omosessualità in quanto tale é un disordine. E su questo non ci sta discussione”, afferma categorico il religioso, salvo poi concedere che “con gli omosessuali é necessario usare delicatezza e misericordia e alla fine il giudice ultimo é Dio, pertanto sulla Terra nessuno é autorizzato ad emettere sentenze”.

Il vescovo emerito di Lucera-Troia, monsignor Francesco Zerrillo, sembra andare oltre, arrivando a criticare persino le leggi contro l’omofobia. “Io non le ritengo giuste – ha tuonato il porporato, parlando il 2 febbraio con lo stesso sito – in quanto non é mai assimilabile, dunque omologabile, ciò che é la normalità, ovvero la famiglia eterosessuale fondata da uomo e donna e quella omosessuale che famiglia non é, per la semplicissima ragione che non é in grado di ottemperare alla riproduzione. L’atto sessuale é volto a questo e non alla ricerca di lussuria”. Secondo Zerrillo bisognerebbe invitare il gay credente a non chiedere la comunione, “per non alimentare lo scandalo”: “Se davanti a me, specie in un centro piccolo in cui tutti sanno tutto di tutto, il dare la comunione ad una persona del genere può causare scandalo é quindi meglio non darla . Sarebbe saggio generalmente prevenire queste cose o al massimo amministrarla e poi dirgli amico non provarci più, per scongiurare uno scandalo ancora maggiore”.

Aveva parlato invece di “pratica aberrante” il collega emerito di Grosseto, monsignor Giacomo Babini: “Mi fa ribrezzo parlare di queste cose e trovo la pratica omosessuale aberrante, come la legge sulla omofobia che di fatto incoraggia questo vizio contro natura. I vescovi e i pastori devono parlare chiaro, guai al padre che non corregge suo figlio. Penso che dare le case agli omosessuali, come avvenuto a Venezia, sia uno scandalo, e colui che apertamente rivendica questa sua condizione dà un cattivo esempio e scandalizza”. Cosa dovrebbero fare i gay? “Pentirsi di questo orribile difetto”, l’invito di Babini.

Durissimi i commenti degli utenti in calce a queste interviste, fatte circolare in maniera virale su Facebook, i forum e i blog. “Una persona non può e non dovrà mai vergognarsi di quello che è. Dio ama tutti indistintamente e lei predica odio, incita le masse ignoranti alla violenza e contribuisce a rendere l’Italia un paese razzista, omofobo, antisemita”, scrive un utente, mentre un altro aggiunge: “La chiesa dovrebbe essere simbolo di pace e non di intolleranza, lasci l’anello che porta con tanta prosopopea e riprenda in mano il Vangelo. Volgete lo sguardo alle mele marce che ci sono tra di voi (preti pedofili, ecc.) e non prendetevela con chi, realmente, è capace di amare”. “Vi rendete conto, signori, che voi stessi avete detto che Dio è amore? gli omosessuali non hanno bisogno di misericordia o di perdono, vi prego. Ora è veramente troppo”, scrive l’utente “frangisca” commentando le parole di Scatizzi. Il quale sembra avere solo un consiglio per gli omosessuali: “Sarebbe opportuno che i gay si lasciassero portare sulla via della guarigione e della conversione”.

(fonte:

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/05/news/comunione_gay-2197564/)

Eurispes: sempre più Italiani vogliono le unioni gay

29 gennaio, 2010 alle 4:36 pm | Pubblicato in Senza Categoria | Lascia un commento

I dati del Rapporto Italia 2010: sale al 61,4% la percentuale di chi è favorevole ad un riconoscimento giuridico delle coppie gay e lesbiche

Secondo i dati del Rapporto Italia 2010 Eurispes diffuso oggi, è ancora in crescita la percentuale di Italiani che ha un atteggiamento positivo nei confronti dell’omosessualità e che in particolare si dichiara favorevole ad un riconoscimento giuridico delle coppie gay e lesbiche.

In particolare segnaliamo che l’82% degli italiani dichiara di considerare gli omosessuali uguali a tutti gli altri e di non assumere, con loro, atteggiamenti diversi rispetto a quelli che si hanno nei confronti di chiunque altro. Il 41% dei cittadini crede che le coppie omosessuali abbiano il diritto di sposarsi con rito civile, e il 20,4% è invece d’accordo sulle unioni civili. In totale, dunque, il 61,4% è favorevole ad una forma di riconoscimento giuridico per le coppie gay. Si tratta dunque di un incremento del 2,5% rispetto all’anno scorso (58,9%) e di quasi il 10% in 7 anni (51,6% nel 2003).

“Questa è l’ennesima prova che gli Italiani sono più avanti delle loro Istituzioni nazionali. Il nostro parlamento ascolti di più quello che sentono le persone e approvino al più presto una legge che garantisce alle persone omosessuali la possibilità di riconoscere pubblicamente le loro famiglie, come già accade in 20 Paesi europei” – dichiara il presidente nazionale Arcigay Aurelio Mancuso.

Sempre qui, sempre vivi, sempre forti!

26 gennaio, 2010 alle 5:03 pm | Pubblicato in Senza Categoria | Lascia un commento

Ad un anno dall’ultimo post ufficiale qua nel nostro blog… che a dirla tutta abbiamo lasciato un pò andare… scriviamo qui gli ultimi avvenimenti che hanno visto il Comitato Provinciale Arcigay PierPaolo Pasolini come protagonista.

Siamo stati presenti in diverse manifestazioni provinciali e non, sempre con il gruppo Zorba il Gatto di Carbonia.
Abbiamo passato un’estate immersi nella cultura grazie alle iniziative del circolo ARCI “La Gabbianella Fortunata” di Carbonia, spostandoci in giro per la provincia con la mostra “Io non ho paura, resistenze visive per non rimanere soli”.
Abbiamo “affrontato” il nostro secondo congresso, dove è stata confermata la carica di presidente per Matteo Corda ed invece è stato accolto come vicepresidente il giovane Matteo Piras.
Ci stiamo preparando per il Congresso Nazionale che sarà a Perugia dal 12 al 14 Febbraio.
Che dire?
Noi siamo sempre in Viale Trento 7 a Carbonia, dalle 17 alle 20 c’è sempre un volontario in sede..
Ti aspettiamo!

GRAZIE OBAMA!

5 novembre, 2008 alle 3:30 pm | Pubblicato in Senza Categoria | Lascia un commento
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Il candidato democratico eletto 44esimo presidente degli USA, primo afro-americano a ricoprire questo incarico

Dal discorso di questa notte di Barack Obama: “…è la risposta data da giovani e vecchi, ricchi e poveri, Democratici e Repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi americani, gay, etero, disabili e non disabili. Americani, che hanno inviato al mondo il messaggio che noi non siamo mai stati solo un insieme di individui o un insieme di stati rossi e stati blu. Noi siamo, e sempre saremo, gli Stati Uniti d’America…”

Questo passo del discorso del neo presidente degli Stati Uniti è la migliore risposta alle polemiche di questi giorni sulle dichiarazioni omofobe dell’onorevole Binetti.

Il Partito Democratico americano, riconosce un valore politico alla vita dei gay, li inserisce nella pluralità delle espressioni sociali di uno paese che ha saputo cambiare, con serenità, ma anche con determinazione e chiarezza di posizioni ideali.

È una vera e propria lezione alla politica italiana, affetta di opportunismo e indeterminatezza. Barack Obama è stato eletto dalla maggioranza degli americani che hanno creduto alle sue parole, alle sue proposte, ai suoi valori di riferimento.

Quell’America che crede nella convivenza, nei diritti civili e sociali, nella ricchezza e rispetto delle differenze.

Chissà quando in Italia ci sarà un leader che saprà interpretare una reale volontà di cambiamento; per ora non ci sembra profilarsi all’orrizzonte.

Aurelio Mancuso, Presidente Nazionale Arcigay

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Questo è il video del primo discorso del Presidente degli Stati Uniti Obama tratto da Porta a Porta. La traduzione lascia un pò a desiderare, dev’essere che per la rai la parola “Gay” non va bene, preferisce la parola bisessuali e soprattutto preferisce invertire i due termini (Gay e Straight) mettendo per primo “Eterosessuali”.

Devo dire che stamattina la notizia dell’elezione di Barack Obama come presidente degli Stati Uniti mi ha sorpreso e mi ha reso più allegro nonostante il maltempo qui in zona.

Spero vivamente che anche alcuni democratici italiani ascoltino le parole di Obama.

Matteo Corda, Presidente Comitato Provinciale Arcigay Pier Paolo Pasolini

Che accade ai matrimoni già celebrati tra persone dello stesso sesso, se passa la Proposizione 8?

1 novembre, 2008 alle 7:12 pm | Pubblicato in News | Lascia un commento
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Votando la Proposizione 8, i californiani decideranno se alle 12:01 di mercoledì esisterà ancora il diritto di sposarsi per i partner dello stesso sesso. Quel che è meno chiaro è l’impatto che ciò potrebbe avere sulle circa 16.000 coppie gay e lesbiche che si sono sposate dal mese di giugno.

Un importante pezzo di carta

Già Partner registrati da cinque anni, essi si sono considerati sposati da molto tempo prima che ciò venisse permesso dallo Stato, dice il sig. Wetherbee, 31 anni. Anche se passa la Proposizione 8, dice, “Io conserverò il mio pezzo di carta incorniciato sul muro”.

Se gli elettori della California approvassero la Prop. 8, il peso giuridico di tale pezzo di carta, e di migliaia di altri, dovrà essere stabilito dai Tribunali.

Circa 16.000 coppie dello stesso sesso si sono sposati dalla metà di giugno, secondo l’Istituto WILLIAMS per il diritto dell’orientamento sessuale e delle politiche pubbliche, presso la facoltà di diritto della UCLA (Università della California). Quasi un terzo dei matrimoni si sono svolti nel corso degli ultimi due mesi.

A San Francisco, l’ufficio dei matrimoni dice che 971 coppie dello stesso sesso hanno fatto richiesta di ottenere la licenza matrimoniale nelle due settimane prima delle elezioni. Questo numero è circa il doppio della media che si è avuta sin dalle ultime due settimane di giugno, quando 1.071 coppie ne fecero richiesta.

L’iniziativa che potrebbe annullare questi matrimoni è la proposta di un emendamento costituzionale che dichiara che “solo il matrimonio tra un uomo e una donna è valido o riconosciuto in California.”

La Prop. 8 non afferma esplicitamente che avrà applicazione retroattiva, annullando i matrimoni tra persone dello stesso sesso già celebrati. Ma la sua formulazione – dicendo che solo matrimoni tra persone di sesso opposto possono essere riconosciuti in California – indica che si è inteso negare il riconoscimento a tutti i matrimoni tra le persone dello stesso sesso, compresi quelli che erano validi legalmente prima delle elezioni.

Tale interpretazione trova sostegno nelle argomentazioni del Sì al referendum n. 8, che ritengono che la misura permetterebbe allo Stato di riconoscere solo matrimoni maschio-femmina, “indipendentemente dal quando o dove sono stati celebrati.”

Tuttavia, molti osservatori giuridici hanno previsto che pur passando la Prop. 8, i matrimoni sarebbero confermati dai giudici della stessa Corte che li ha autorizzati. Questo punto di vista è condiviso dall’avvocato generale dello Stato, Jerry Brown, il cui ufficio rappresenterebbe lo Stato in qualsiasi azione legale che riguarda la proposizione referendaria.

“Mi sembra che la Corte, nell’esaminare la questione sotto il profilo dell’equità, molto probabilmente concluderebbe che il mantenimento dei matrimoni effettuati in tale intervallo (prima delle elezioni) sarebbe un equo risultato”, ha detto Brown nel mese di agosto.

Jane Schacter, docente di diritto dell’università di Stanford, ha detto che la questione non è chiara, ma pensa che la Corte sarebbe riluttante a revocare il diritto di sposarsi dopo che il matrimonio è stato fatto. Il motivo principale, ha detto, è che spesso le coppie di neo sposi fanno affidamento sul loro stato civile di coppia sposata per intraprendere azioni che altrimenti avrebbero rinviato – come adottare o avere figli, contrarre un mutuo, acquistare una casa.

“Vogliamo dire alle coppie che, quando si sposano, possono contare sul fatto di essere sposati”, ha detto Jane Schacter.

Il professor Jesse Choper della facoltà di legge dell’Univesità di Berkeley dice che la Corte potrebbe anche concludere che annullare retroattivamente un matrimonio violerebbe il principio del rispetto dei diritti accordati dalla legge al cittadino (right to due process of law) o violerebbe il divieto costituzionale di interferire sui contratti (constitutional ban on interference with contracts).

Anche il principale avvocato della campagna per il Sì alla Proposizione 8 ha rifiutato di prevedere che la Corte annullerebbe i matrimoni già contratti.

“Non credo che la legge sia chiara su questo”, ha affermato l’avvocato Andrew Pugno di Sacramento. Egli sostiene che la posizione di Brown (avvocato generale dello Stato) e l’evidente simpatia della Corte suprema verso il matrimonio tra persone dello stesso sesso potrebbero influenzare il destino di questi matrimoni.

La Corte accusata di aver creato confusione

Il portavoce della campagna Chip White si è rifiutato di dire se gli sponsor della Proposizione 8 chiederebbero ai tribunali di far decadere i matrimoni. Tuttavia, dice che qualsiasi confusione circa lo status dei matrimoni celebrati è responsabilità della Corte suprema dello Stato per il rifiuto di rinviare l’effetto della sua decisione fino a dopo le elezioni, e “i tribunali dovranno ora fare i conti con questa situazione.”

Un professore di diritto che sostiene con forza i matrimoni dello stesso sesso ritiene, invece, che la Prop. 8 inficerebbe tutti questi matrimoni celebrati in California.

“Vi è un inquietante grado di compiacenza che molte persone (gay e lesbiche) sembrano avere sulla sicurezza dei loro matrimoni”, ha affermato Kenji Yoshino, che insegna diritto costituzionale presso la New York University. Anche se sarebbe ingiusto annullare il matrimonio di coppie che hanno aspettato per anni la possibilità di sposarsi, ha detto, “solo perché qualcosa sembra profondamente ingiusto non significa che è incostituzionale”.

Yoshino dice che i tribunali federali hanno stabilito che il divieto costituzionale contro l’interferenza del governo nei contratti non si applica al matrimonio. Ha anche affermato che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito nel 1994 che in un caso che non riguarda il diritto penale, uno Stato non ha bisogno di grandi giustificazioni per abrogare retroattivamente diritti individuali che sono stati in vigore per un periodo relativamente breve.

E anche se la Corte suprema della California potrebbe essere incline a mantenere in essere i matrimoni, ha detto Yoshino, qualsiasi decisione sarebbe probabilmente basata sulla Costituzione americana, sulla quale la Corte suprema degli Stati Uniti ha l’ultima parola.

Pronti ad ogni risultato

Al municipio, il sig. Wetherbee, compilando la sua domanda di licenza matrimoniale, dice che si augura che gli elettori lascino intatto il suo matrimonio. Ma almeno per quanto riguarda il suo rapporto col sig. Melena, afferma, non importa se davvero la Prop. 8 passa e riscrive la legge con effetto retroattivo.

In fondo al corridoio, Karen Peper e Sue Gerrity, che sono arrivati in volo da Farmington Hills, Michigan, per ottenere la benedizione legale della California per i loro 17 anni di relazione, dicono che sono preparati per qualsiasi verdetto che verrà dagli elettori e dai tribunali.

In Michigan, che non riconosce né le partnership registrate, né il matrimonio per coppie dello stesso sesso, “la gente mi chiede se mi sono sposato“, dice Peper, uno psicologo di 52 anni. “Io dico sì, indipendentemente dalla Prop. 8“.

(traduzione di Antonio ROTELLI)

Fonte. Leggi l’articolo in lingua originale

5×1000, una mano contro l’omofobia

21 aprile, 2008 alle 3:03 pm | Pubblicato in News | Lascia un commento
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5×1000, una mano contro l’omofobia

Nel 2006 Arcigay ha chiesto aiuto per poter realizzare una campagna nazionale per il rispetto delle persone omosessuali. Per questo abbiamo chiesto di devolvere il 5×1000 nella propria dichiarazione dei redditi ad Arcigay, anziché ad altre realtà. Abbiamo scelto di individuare un progetto concreto cui vincolare le donazioni dei contribuenti, per gestirle con la massima trasparenza. Ci siamo impegnati a realizzare la campagna a prescindere dai soldi ricevuti (ovviamente, maggiori sono le risorse e più estesa ed articolata può essere la campagna) e a dare pubblicamente conto dell’andamento della raccolta e dell’impiego dei soldi.

È con piacere che condividiamo con voi le informazioni pervenuteci dall’agenzia delle entrate e che ognuno può verifica sul sito dell’agenzia (www.agenziaentrate.it). Nel 2006 ben 525 persone, che ringraziamo di cuore, hanno indicato Arcigay come beneficiaria del 5×1000, per un totale di 17.195,36 euro.

Da un articolo apparso sul Sole24ore pare, ma il “se” è d’obbligo, che il 5×1000 del 2006 verrà distribuito ai beneficiari entro giugno 2008, mentre quello del 2007 entro dicembre 2008. Speriamo che sia così perché questo ci permetterebbe di realizzare una campagna molto più efficace.

Per parte nostra abbiamo accantonato in un fondo dedicato 10.000 euro (come si può vedere dal bilancio del 2006 pubblicato nel numero 12 di Pegaso), in modo che la campagna possa contare su un totale di circa 27,000 euro.

Abbiamo deciso di partire lanciando un bando aperto a tutte e tutti per la realizzazione della campagna che include depliant, cartoline, manifesti standard per un’ampia diffusione e manifesti 3mx5m da affiggere in almeno 4 città.

Il tema della campagna è la lotta all’omofobia e la promozione della visibilità, infatti la visibilità è uno degli strumenti più potenti che abbiamo per combattere l’omofobia. Le proposte di slogan, immagini e grafica vanno fatti pervenire entro il 10 maggio 2008 a

5×1000@arcigay.it

Una giuria selezionata, di cui faranno parte tra gli altri i componenti della Segreteria di Arcigay, selezionerà le migliori tra le proposte pervenute che verranno poi presentate il 17 maggio 2008, giornata mondiale contro l’omofobia, sul sito di Arcigay dove tutti i gay e le lesbiche potranno scegliere la campagna che più li convince. I dettagli del bando sono presto reperibili su questa pagina web.

Per il 2008 chiediamo ancora di scegliere Arcigay per il 5×1000, per estendere ad altre città la campagna contro l’omofobia e per aiutarci a far partire un numero unico nazionale di denuncia delle discriminazioni e di assistenza.

Anche se non si hanno redditi è importante dare un’indicazione, perché conterà comunque nella ripartizione finale. In questo modo anche chi non ha un reddito, senza nessuno sforzo e senza nessun costo, può contribuire!

Per devolvere il proprio 5×1000 a questi due progetti di Arcigay (campagna contro l’omofobia e numero unico antidiscriminazioni) è sufficiente firmare e scrivere il codice fiscale dell’associazione, 92017780377, nello spazio predisposto dell’apposita scheda da allegare alla dichiarazione dei redditi (modello 730, Unico), o da portare, per chi non faccia la dichiarazione, in posta o in banca (modello Cud).

Non c’è bisogno di scrivere il nome Arcigay, è sufficiente il codice fiscale.

92017780377

Incendio al Coming Out di Roma

19 febbraio, 2008 alle 1:04 pm | Pubblicato in News | Lascia un commento
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comginoutromabase.jpg Dobbiamo purtroppo rilevare come gli episodi d’intimidazione omofoba continuino ad imperversare in tutto il paese, senza un’adeguata reazione da parte delle istituzioni e partiti. Putroppo in Italia una vera lotta contro l’omofobia non è mai iniziata a causa delle interdizioni della gerarchia vaticana e delle loro emanazioni politiche presenti in quasi tutti i partiti di centro sinistra e di centro destra.

La cruda realtà è che se altre minoranze fossero state colpite come quella gay negli ultimi tre anni, assisteremmo ad una gara sui mass media e nelle aule istituzionali per trovare strumenti adatti di prevenzione, d’azione culturale e sociale, e di repressione.

Invece siccome si tratta di gay, lesbiche, transessuali, sono sufficienti blande e scontate solidarietà, cui però non segue alcun’iniziativa concreta.

Denunciamo pubblicamente che la responsabilità di questo clima e di questo disinteresse ricade totalmente sulla classe politica italiana, sempre pronta ad indignarsi rispetto ad altre vicende, ma assolutamente insensibile e cinica, ritenendo gli attacchi, le violenze, le discriminazioni nei nostri confronti, come inevitabile reazione alla nostra aumentata visibilità e forza sociale.

Esprimiamo alle gestrici del Coming Out la nostra piena solidarietà ed impegno, affinché un’esperienza come quella della piccola Gay Street di Roma possa continuare ad esistere.

Ci uniamo alla mobilitazione promossa dall’Arcigay di Roma per venerdì 22 febbraio sera e, chiediamo, a questo governo, seppur limitato nelle competenze, di battere finalmente un colpo.

Infine c’incuriosisce sapere cosa avrà da dire il neo candidato a Sindaco di Roma, Francesco Rutelli, che ha, come il suo predecessore una parola buona per tutti, ma che sulla cittadinanza gay, si è prodotto in questi anni in diversi atti concreti di discriminazione politica e culturale.

Aurelio Mancuso
Presidente nazionale Arcigay

***

Venerdì 22 febbraio 2008
Ore 22.30

Sit In di solidarietà presso la Gay Street
Via San Giovanni in Laterano – ROMA

ADESIONI
roma@arcigay.it

Le foto dell’incendio su Repubblica.it

SOS BULLISMO

18 febbraio, 2008 alle 2:36 pm | Pubblicato in News | Lascia un commento
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Andrea: “Vorrei fare il ballerino”
I compagni lo pestano: “Provaci ora”

Torino, un ragazzino di 13 anni scrive un tema in classe sulla sua passione per la danza e viene punito da due bulli violenti. La madre: “Lo picchiano spesso, gli hanno anche infilato la testa nel gabinetto”

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Roma, 17 febbraio 2008 – Viene picchiato da due bulli perchè vuole fare il ballerino. È la storia di Andrea, un ragazzino di 13 anni che come il protagonista del film ‘Billy Elliot’ ha una grande passione per la danza. Andrea, si legge su ‘La Stampà, frequenta la seconda media in un paese della cintura di Torino ed è stato preso a calci e pugni alle gambe e alle ginocchia da due suoi compagni di classe, proprio perchè invece di tirare calci al pallone, ama ballare.
In un tema Andrea ha raccontato la sua passione: “Vedevo i ballerini della mia scuola eseguire i ‘pas de chat’ i ‘double tour en l’air’ e altri passi molto complicati e rabbrividivo. Si muovevano e saltavano in modo impressionante: erano fantastici”.

Il tema ha fatto il giro della classe. Lo hanno letto quasi tutti i suoi compagni, qualcuno si è complimentato con lui, ma c’è stato anche chi invece ha approfittato per sfotterlo e due suoi compagni lo hanno picchiato per questo. “Lo hanno insultato, umiliato sfottendolo in modo pesante per quella sua passione così poco usuale tra i ragazzini – si legge su ‘La Stampà – ‘E adesso prova a ballare se ci riesci”.
“Andrea da quel giorno è bloccato a casa – continua il quotidiano – ha le gambe fasciate e il medico che l’ha visitato parla di lesioni ai legamenti del ginocchio sinistro e di ematomi al quadricipite destro. Succede da sempre – ha raccontato la madre – ci sono due ragazzi che fanno i furbi con lui. Sapesse quante volte lo hanno picchiato. Lo scorso anno gli hanno anche infilato la testa nel gabinetto”, ha detto la madre che ha presentato anche una denuncia ai carabinieri.

http://qn.quotidiano.net/2008/02/17/65370-andrea_vorrei_fare_ballerino.shtml

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